Facebook inaugura la primavera 2013, annunciando il suo ultimo e innovativo progetto per i sistemi Android: Facebook Home. Come spiegato da Mark Zuckerberg, il termine “Home”, supera le accezioni di casa, focolare domestico o abitazione, con cui lo si associa normalmente, per definire un nuovo Facebook, in cui le persone hanno la precedenza sulle applicazioni. Non si tratta di un nuovo Sistema Operativo modellato su Android o Symbian, ma è un’idea sviluppatasi sulla base della complice relazione tra l’uomo e la tecnologia.
Cos’è esattamente Facebook Home? E’ un’interfaccia in grado di consentire all’utente di seguire i post commentati, conoscere gli apprezzamenti degli altri utenti e ricevere notifiche, persino mentre sta svolgendo altre operazioni con il suo Smartphone.
Facebook Home non pretende di sostituireAndroid, ma interviene affinché questo Sistema Operativo diventi più completo, personalizzato in base alle abitudini dell’utente. Si tratta, nello specifico, di un connubio fra Facebook e Android, un tentativo tecnologico per rendere più completa l’esperienza dell’utente con il proprio cellulare. Per la prima volta nel mondo della telefonia, si dà precedenza alle persone piuttosto che alle applicazioni e s’intensificano i rapporti virtuali, cercando di mettere in evidenza quelli più importanti per l’utente stesso.
Grazie alla nuova funzione Cover feed, sarà possibile mettere in primo piano gli aggiornamenti più importanti degli amici più cari, evitando così che, il continuo aggiornamento della bacheca, faccia a mò di promemoria. Persino l’interazione via chat apparirà migliorata e velocizzata: immaginiamo di essere immersi nella lettura di un quotidiano sul web e di ricevere un messaggio Facebook da un amico.
Sul desktop del cellulare, apparirà una finestrella pop-up che rappresenterà l’immagine del mittente e l’anteprima del messaggio: sarà dunque possibile leggerlo contemporaneamente alla pagina web, senza rinunciare al piacere di una buona lettura.
Che ne sarà della privacy? Facebook Home non darà, rispetto a Facebook classico, informazioni sulla posizione dell’utente (a meno che non sia quest’ultimo a fornirgli l’autorizzazione), al fine di garantirgli un’esperienza più user-friendly con il proprio Smartphone, senza rinunciare all’interazione continua con la community.
Facebook Home sarà supportato, inizialmente, dallo Smartphone HTC First, commercializzato negli USA e acquistabile con $ 100 per due anni di contratto, ma secondo alcune discrezioni, è in arrivo anche in Europa.
Maddalena Cesario
Affaritaliani.it propone in esclusiva l’analisi politica diBuzzLogger effettuata tramite l’applicazione proprietaria twitterpolitics.it sull’andamento del gradimento dei principali leader candidati alle elezioni del 24 e 25 febbraio nell’ultima settimana. In base a quanto viene scritto sul social network, Silvio Berlusconi è il re, ma il sentiment resta negativo. Bersani rimane costante nella crescita con un ottimo 29% dovuto principalmente alle conversazioni sviluppatesi sull’hashatg #italiagiusta. Crescita decisa anche per Oscar Giannino che guadagna 8mila menzioni su Twitter. Tonfo di Ingroia.
Si chiama “Social media marketing: Strumenti per i nuovi Comunicatori digitali” (editore Franco Angeli) ed è stato scritto in collaborazione con Antonio Ferrandina, l’ultimo lavoro di Roberto Zarriello, giornalista foggiano, blogger ed esperto di nuovi media
Una guida indispensabile nell’era dei social network, con la quale Zarriello e Ferrandina spiegano come comunicare con parole, immagini e video su piattaforme diverse attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla rete, quali Facebook, Twitter, Linkedin e Flirck.
ROBERTO ZARRIELLO | Giornalista, blogger ed esperto di nuovi media, Zarriello è stato per cinque anni assistente e membro della commissione d’esame della cattedra di Organizzazione e Comunicazione degli Uffici stampa-URP del prof. Luciano Russi all’università “La Sapienza” di Roma.
E’ docente a contratto presso l’ateneo di Foggia, dove insegna Scrittura e giornalismo per il web nel Master in Nuovi Media, mentre a Roma coordina un progetto di formazione a distanza sui linguaggi crossmediali.
Ha collaborato e collabora con quotidiani e magazine importanti, tra cui Repubblica, Espresso, Affari Italiani, Pubblicità Italia, Elettroradio Informazioni e Assodigitale. Continua a tenere seminari e corsi sulla Comunicazione multimediale in enti di formazione e Università, quali l’Eurac di Bolzano, l’Università di Napoli, l’Università del Molise e Cinecittà Campus.
Le nuove tecnologie hanno cambiato le regole del marketing e della comunicazione. Hanno cambiato anche la società in cui viviamo. Il libro, scritto a quattro mani con Antonio Ferrandina, cerca appunto di capire come è cambiato il mondo della comunicazione aziendale mettendo insieme il punto di vista di un giornalista appassionato di nuovi media e di un docente di Marketing (Ferrandina insegna alla Luiss Business School). Cerca di far luce su quali siano i possibili strumenti e le strategie che un’azienda può adottare dopo l’avvento dei social media. Fare business sui social network è al giorno d’oggi una necessità per qualsiasi azienda: ma per comunicare non basta esserci, bisogna far “sentire” la propria presenza. Il libro è una guida per i nuovi comunicatori digitali, rivolta a tutti, dai dirigenti, ai professionisti ma anche ai “non addetti ai lavori”: in pratica tutti coloro vogliano approfondire la conoscenza di questo settore.
Il social media marketing altro non è che la divulgazione della comunicazione fatta da parole, immagini, video su piattaforme diverse attraverso gli opportuni strumenti che la Rete mette oggi a disposizione: I social network come Facebook, Twitter, Linkedin, Flirck rappresentano una nuova opportunità per comunicare in modo efficace e sono destinare a dominare sempre di più la scena mediatica.
Non credo affatto che il libro, da solo, possa essere esaustivo. Sarebbe da presuntuosi considerarlo tale. Può comunque contribuire, considerando le tante variabili da prendere in esame, a guidare il lettore con indicazioni pratiche, metodiche, ecc. nel raggiungimento del proprio scopo.
Un manuale adottato in diverse università italiane che vuole aiutare e guidare chi muove i primi passi nel “mare magnum dell’informazione social” per cogliere tutte quelle opportunità che Internet mette a disposizione. Una guida pratica e ci auguriamo utile sia per gli operatori dell’informazione, sia per chi usa la Rete per inserire propri contenuti e “vuole comunicare e discutere col grande pubblico“.
Sono due aspetti complementari in quanto se da un lato i social network utilizzano l’informazione per generare “nuovi consensi”: like, condivisioni, la stessa informazione si appoggia a tali strumenti per ottenere la massima divulgazione e la migliore interazione possibili.
Il futuro dell’editoria è glocal, globale e locale che si fondono. In questo senso siti e giornali locali hanno una grande opportunità. Ma per vincere la sfida non basta trasformare i siti, magari anche quelli storici, in contenitori di comunicati stampa. I siti locali devono vivere, raccontare storie, rappresentare un territorio. Un racconto multimediale in cui parole, immagini e video si fondono per rappresentare nel modo più oggettivo possibile la realtà locale. In Capitanata l’offerta è variegata e siti come il vostro o come il neonato “Foggia Città Aperta” (più web-tv che magazine) meritano la massima attenzione e considerazione. Come del resto siti storici come quelli delle testate televisive locali che però andrebbero sviluppati e implementati.
Un’altra partita importante si gioca sui social media: non basta avere tanti fans o avere un pagina ufficiale. Bisogna entrare nel vivo delle dinamiche, capire lo strumento e utilizzarlo per stabilire un dialogo costante con i lettori che diventano protagonisti attivi dell’informazione potendo anche segnalare fatti e notizie. Il citizen journalism è ormai una realtà, ma questa è un’altra storia.
Il giornalismo multimediale e lo sviluppo di progetti editoriali restano la mia passione. Da un anno e mezzo sto coordinando il progetto Look-out.tv (sito e social network). Un progetto nato dall’idea dell’ex ministro Martelli, che mira a mettere in Rete e valorizzare le esperienze associative e culturali di popoli diversi. Una web-tv e un magazine per raccontare le storie dei “nuovi italiani”. Un progetto che mi ha consentito di conoscere e lavorare con colleghi di diverse nazionalità da cui ho imparato tanto. Di comunicazione sociale e integrazione si occuperanno anche altri progetti a cui stiamo lavorando.
Senza mai dimenticare il legame con la mia città in cui, nonostante i tanti viaggi e i frequenti spostamenti, vorrei continuare a vivere. Almeno nel fine settimana e soprattutto quando gioca il Foggia. Che resta la mia grande passione a cui, tra l’altro, è legata una fetta importante del mio percorso professionale in una prima fase e non solo. (foggiatoday.it)
Le relazioni tra un ufficio stampa e i relativi media di riferimento dovrebbe essere attivata quando c’è la notizia. “Dov’è la notizia?” ripetono divertiti i giornalisti e i media operator quando l’ufficio stampa tenta di rifilare la solita news sull’ennesimo taglio del nastro o sulla sonnolenta prolusione tenuta dall’alto dirigente o dal presidente (o amministratore delegato, o direttore generale) dell’azienda. Il newsmaking – la notiziabilità, come malamente possiamo tradurre – dunque, prima di tutto. E questo dipende molto dal mestiere, dal fiuto e dall’esperienza del responsabile dell’ufficio stampa. Poi si tratta di costruire il ciclo della notizia che, sinteticamente, passa attraverso le seguenti tappe:
- il briefing. E’ un momento fondamentale e avvia il ciclo di produzione della notizia. Si tratta di una riunione in cui l’ufficio stampa viene messo al corrente di un evento rilevante per l’esterno: l’avvio di un nuovo servizio, la partenza di un programma di finanziamento, una legge appena varata o una nuova regolamentazione su una materia importante in ambito sociale, culturale o economico, ecc. All’ufficio stampa devono essere forniti gli elementi più significativi, i documenti che spiegano con precisione l’evento o il programma e i benefici o gli impatti che queste nuove attività produrranno sull’utente/consumatore;
- la produzione del contenuto. Il materiale tecnico specialistico deve essere “tradotto” in modo comprensibile dall’ufficio stampa. I temi della leggibilità delle informazioni e della chiarezza del linguaggio burocratico hanno assunto grande rilevanza negli ultimi anni e sono stati addirittura stilati veri e propri “manuali di stile” per migliorare la stesura dei testi redatti dalle amministrazioni pubbliche. La trasparenza passa infatti anche dalla facilità di comprensione e dalla leggibilità dei messaggi scritti e iconici. Quando possibile è opportuno accompagnare i testi con dei loghi della campagna di informazione e con materiale fotografico di supporto o con video. Nell’era di internet è bene aggiungere al materiale anche riferimenti e link a informazioni rintracciabili sul web.
- la distribuzione dell’informazione. E’ bene partire da un database dei contatti dei media operator sempre aggiornato e suddiviso per tipologie di media (tv, stampa, internet, radio), per raggio di azione (media nazionali, di area vasta, interregionali, locali), per settori e sfere di attività (media economici, media del settore cultura e tempo libero, media sportivi, ecc.). Un database non generico, ma con riferimenti puntuali e con i nomi e i recapiti, anche personali, dei giornalisti è il vero e proprio “tesoro” dell’ufficio stampa. L’attività di media planning consiste nel decidere a chi orientare la notizia, quali target group colpire o privilegiare, che raggio di estensione dare alla nostra informazione. Non esistono ricette sempre valide e regole rigide; molto dipende dal valore e dalla rilevanza di ciò che si deve comunicare. E l’esperienza aiuta nelle scelte.
- la valutazione dei risultati della comunicazione. Il giorno dopo la conferenza stampa o l’invio del comunicato sarebbe bene preparare una cartella con la documentazione e i dati relativi ai media che hanno ripreso o rilanciato la nostra notizia (in files o conservando copia degli articoli). Lo strumento principale per valutare l’effetto a breve della comunicazione è costituito infatti dalla rassegna stampa. Qui vengono catalogati gli articoli per argomento e per testata. Una periodica analisi della rassegna stampa consente di avere report affidabili sull’immagine dell’azienda, sulla sua presenza nei media, sulle tematiche prevalenti con cui appare alle esterno, sul grado di consenso rispetto alle iniziative intraprese. Questi dati sono ottenuti analizzando commenti, editoriali, opinioni e giudizi che compaiono sui media a proposito degli eventi promossi e pubblicizzati.
Con i colleghi giornalisti è bene essere seri, onesti e corretti. Essi rappresentano il nostro ambiente di riferimento ed è opportuno seguire i criteri di una salutare “ecologia della comunicazione”. Anche qui, come nella fisica, esistono i principi dell’entropia e della dissipazione: urlare, sbraitare, sgomitare, strombazzare una notizia di poco conto, non fa che aumentare a dismisura la confusione inflazionando l’informazione e trasformando la notizia in rumore di fondo, che significa poco o nulla.
Roberto Zarriello è co-autore del libro “Social Media Marketing. Una guida per i nuovi Comunicatori digitali”.
David Axelrod darà vita a una scuola
per manager delle campagne elettorali e cronisti politici
“Voglio ispirare i giovani a entrare
con forza nella vita pubblica”
Il giornalismo ha un futuro? Sempre di più, secondo il principale consigliere del presidente Obama, David Axelord. Lui, infatti, da ora in poi si dedicherà alla formazione di candidati, manager delle campagne elettorali, e giovani giornalisti, determinati a dare il loro contributo alla società occupandosi di politica.
Axelrod è lo stratega che ha portato Obama alla Casa Bianca nel 2008, e ce l’ha tenuto nel 2012, facendo il regista della campagna per la rielezione dietro le quinte. Nato a New York, si era trasferito a Chicago per studiare all’università, e aveva messo radici nella città lacustre. Venti anni fa aveva conosciuto Barack, quando faceva ancora l’attivista di quartiere, e si era legato a lui fino alla presidenza. A gennaio scorso, David aveva annunciato che questa sarebbe stata la sua ultima campagna elettorale attiva, forse. Poi si sarebbe impegnato nella fondazione di una scuola presso la University of Chicago, chiamata Institute of Politics, sulla scia di una struttura simile che esiste alla Kennedy School of Government dell’università di Harvard.
Ora che Obama è stato rieletto, Axelrod ha confermato il suo progetto, aggiungendo però una curiosa postilla. La sua scuola sarà dedicata alla politica, e quindi diventerà la palestra ideale per i futuri candidati e i manager di elezioni, visto il curriculum del fondatore. Nello stesso tempo, però, David ha detto che vuole «ispirare i giovani ad entrare nell’arena politica come giornalisti. Se riuscissi in questo compito, sarebbe un grande contributo».
La vulgata corrente sostiene che il giornalismo è un mestiere in via di estinzione, e quindi l’uscita di Axelrod ha colpito. Possibile che il manager del primo candidato presidenziale con Blackberry e Twitter account non si sia accorto di quello che sta succedendo nella società contemporanea? Non ha visto i giornali in carta che chiudono, le tv di notizie che perdono audience, e i blogger che dettano la linea o indovinano i vincitori delle elezioni, tipo Nate Silver del New York Times?
Il punto non è questo. Axelrod probabilmente non ha in testa un modello di business per salvare una delle professioni più antiche del mondo, e non si occuperà tanto del modo in cui i contenuti saranno distribuiti. Il suo scopo sarà quello di appassionare i giovani alla politica, e indirizzarli ad esercitarla come reporter, se non avranno la capacità o la voglia di farlo come candidati e manager. Punterà ad insegnare come si fa il giornalismo politico di qualità, lasciando poi al mercato il compito di capire come queste informazioni sempre indispensabili raggiungeranno il pubblico. Un po’ come dicono alla Journalism School della Columbia University di New York, la facoltà che assegna i premi Pulitzer, secondo cui «il giornalismo sopravviverà alla morte delle sue istituzioni». Magari tra dieci anni il New York Times non andrà più in edicola, ma i suoi contenuti resteranno comunque essenziali e troveranno un’altra strada per raggiungere i lettori.
La dichiarazione di Axelrod, però, ha già acceso una polemica politica. Se è vero che il giornalismo di qualità resta essenziale, cosa ci fa un partigiano come lui ad insegnarlo? Per essere buona, l’informazione non dovrebbe essere oggettiva, obiettiva e neutrale per definizione? O forse l’ex cervello di Obama ha in mente la creazione di una scuola per il giornalismo di parte, finalizzato a fare propaganda per una certa categoria di idee? E’ un problema che preoccupa soprattutto i conservatori, che da decenni denunciano il “bias” favorevole alla sinistra dei media americani. Il pubblico e i giovani aspiranti reporter, per ora, si accontentano di sapere che il giornalismo avrà un futuro. Poi lavoreranno per capire in quale forma, e come difenderlo attraverso la qualità. (lastampa.it)
“Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.”
Dalai Lama