App, servizi e contenuti: il futuro dell'editoria è il mobile

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eccesso di informazione bigGli editori di giornali non si impegnano abbastanza sul mobile, in particolare sugli smartphone, che sono il vero mezzo del futuro. Lo sostiene Joshua Benton, fondatore e direttore del Nieman Lab dell’Università di Harvard, uno dei più accreditati progetti di ricerca americani sul futuro del giornalismo, in un’intervista pubblicata da Next, il magazine del quotidiano francese Liberation (si può leggere la traduzione italiana su Lsdi).

Non c’ è una reale innovazione in termini di applicazioni, di design dei siti, di segnalazione delle notizie, non ci sono buoni mezzi per gerarchizzare gli articoli, non è emersa nessuna grammatica nuova”, dice Benton, riferendosi in particolare alla realtà americana. “È il settore principale in cui i giornali dovrebbero innovare, ma nessuno se ne interessa, o almeno non in maniera convicente. Si potrebbe paragonare tutto ciò all’epoca dei primi siti web: i giornali vedevano il loro sito web come una cosa complementare, mentre la carta restava il ‘vero’ prodotto. Oggi il mobile è visto come un complemento e il sito web come il vero prodotto. I siti mobili di alcuni giornali sono una vera vergogna”.

Una critica fondata o una lettura troppo pessimistica della situazione? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Vento, che con la sua Dshare produce applicazioni per tablet e smartphone per molti editori di quotidiani sia in Italia che negli Stati Uniti. (continua a leggere su Prima)

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