Archive for the 'Giornalismo' Category

You Tg1, anche la Rai punta sul “giornalismo dal basso”

“Il Tg1 siete voi”. Anche la Rai punta sui contributi generati dagli utenti. In questo caso, dai telespettatori.

ll Tg1 non più solo da vedere, ma anche da fare. Proposte, idee, storie, commenti. Il tema dei filmati non ha limiti. Può essere una festa o una denuncia, un curioso momento personale o la condanna di un sopruso.
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 Il servizio di Alessandro Cassieri dal Tg del 1 dicembre

Associazione Gsa su Televisionet

L’ultima copia del «New York Times»

Se avessi 21 anni, smetterei di sognare di diventare come Montanelli e Biagi, studierei molto come realizzare una home page, come cambiarla in pochi secondi usando foto o video arrivati da un telefonino e cercherei di fare uno stage di qualche settimana al Guardian, all’Independent o in un giornale locale americano. 

Vittorio Sabadin
L’ultima copia del «New York Times»
Il futuro dei giornali di carta

Donzelli, 2007
pp. 168, euro 15

Giornalismo multimediale e Obama. Non c’entra nulla ma…

La mia giornata è iniziata verso le 6.30 accendendo la tv: Obama ha vinto! E’ il nuovo presidente degli Stati Uniti. Bene così mi dico. Questo è il primo passo verso la scomparsa dei politici di scarsi contenuti. We can! Dopo le mie solite due tazzè di caffè, scarico la posta e giro i siti stranieri per leggere i commenti. “Il sogno diventa realtà” scrivono in molti. “L’America cambia pelle”, ecc..

Tornando a me: ho ricevuto una mai di invito da ITS Media che organizza Open Lab: spazi di confronto sulla comunicazione digitale. Il primo incontro (venerdì 21 novembre alle ore 16, presso la sala conferenze di ITSMedia a Napoli, largo Barsanti e Matteucci 53, zona Rai-Mostra)  sarà dedicato a “Giornalisti 2.0”, ovvero ai temi della convergenza tra media e al “citizen journalism”. Chiedono un mio intervento, spero di poterci essere. Magari faccio anche un cenno a Città 2.0.

La settimana prossima ho esami alla Sapienza il 14 (corso Uffici stampa e Urp). Già prenotato il volo: My Air a soli due euro a/r. Il 19 novembre ho un convegno sul giornalismo multimediale a Milano, devo intervenire presentando il mio libro.

Calma e sangue freddo. Spero di fare tutto e farlo bene. We can!

Il giornalismo sul web e il precariato

Robin Good (italianissimo nonostante il nome) ha creato un utile e redditizio sito su tutto «quello che ogni esperto di comunicazione deve sapere»; Marco Mazzei, direttore dei contenuti online della Mondadori, parla di «latitanza» e ritardo dell’Ordine dei giornalisti e del sindacato sui temi della comunicazione sul web; Francesco Magnocavalli, che dirige Blogo.it, società editoriale indipendente che riunisce 300 blogger professionisti, annuncia la prima Carta dei diritti e dei doveri dei blogger. Sono alcuni spunti emersi durante il convegno “Giornalismo online, questo sconosciuto”, organizzato dalla Fnsi.

GUARDA TUTTI GLI INTERVENTI

Un’occasione per presentare i primi dati di una ricerca sul giornalismo digitale avviata da Lsdi (Libertà di Stampa e Diritto all’Informazione), secondo cui oltre il 58% di chi lavora in testate online non ha contratto giornalistico (contro il 41,67 che invece lo ha); il 78,38% svolge lavoro di desk (contro il 16,22% che lavora in esterno). Per quanto riguarda la produzione di notizie, al top della classifica troviamo la cronaca locale (14,94%) e la cultura (12,67%), seguite da politica (10,49%) ed economia (10,13%).

I dati relativi al tipo di contratto «preoccupano il sindacato», afferma Daniela Stigliano della segreteria federale della Fnsi, per la quale comunque «non c’è solo l’online, ma esistono anche piattaforme multimediali. Si parla di integrazione completa delle redazioni, è inutile negare che la tendenza sia questa. Ed è anche la scommessa che ci stiamo ponendo nel tentativo di rinnovo del contratto di lavoro».

Robin Good racconta che il suo sito ha 600 mila visite al mese e un guadagno di 20 mila dollari al mese per la pubblicità su Google (ad sense), ma avverte: «È un business non solido, Google può cambiare le regole da un momento all’altro. Il futuro è nella diversificazione, nella vendita di know how specializzati, dvd, cd rom, nei workshop e teleconferenze».

Una critica all’Ordine dei giornalisti e al sindacato viene da Marco Mazzei, direttore di Mondadori On Line: «Ordine e Fnsi sono stati latitanti su questi temi, occuparsene ora è segno di un ritardo colpevole», dice Mazzei, secondo il quale, tra l’altro, «le regole scritte sull’online non funzionano molto». «Questa ricerca può aiutare molto a capire cosa sta succedendo. La Fnsi sta esaminando l’evoluzione permanente del settore», afferma il segretario generale Franco Siddi, che poi aggiunge: «Noi in questa fase abbiamo qualche priorità, il contratto di lavoro e la nostra natura di sindacato». Ansa

Rivoluzione nelle redazioni giornalistiche

Dai lavori di questa edizione del congresso europeo dell’ International Newsmedia Marketing Association, emerge chiaramente un elemento: il “pianeta giornale” è preoccupato della situazione che lo circonda. L’impatto sui quotidiani della crisi economica esiste e, in alcuni casi, si è fatto già sentire alle prime avvisaglie, ben prima della crisi di questi giorni. E’ un’impressione netta che si ricava dai temi affrontati quest’anno, un tema che di certo porterà cambiamenti concreti nel mondo editoriale. acconta il Direttore dell’INMA, Earl J. Wilkinson, che ha un punto di vista privilegiato sulla situazione dei quotidiani in tutto il mondo: “In America ci sono una cinquantina di quotidiani in crisi, 7 sono falliti l’anno scorso. Potrebbero esserci editori europei che compreranno giornali americani o il contrario. La crisi è ovunque. In Spagna cala la pubblicità e in Italia la situazione è molto simile. In Svezia c’è crisi anche nella stampa specializzata, cosa che accade in periodi particolari”. Wilkinson viaggia per sei mesi all’anno visitando i giornali di ogni parte del mondo e riassumerà nell’ultimo giorno di convegno questa sua esperienza in una previsione della situazione del 2009 nel mondo dei quotidiani. (continua su Kataweb)

Penne Digitali 2.0

E’ finita l’attesa, la nuova edizione di “Penne Digitali” (visto, Carlo?) si trova in tutte le librerie Feltrinelli e a breve ci sarà una presentazione ufficiale a Roma e Milano. Forse anche nella mia città: che faccio, lo presento a Foggia??

Per me è proprio un periodo 2.0: oltre alla presentazione di Penne Digitali, partirà anche il progetto Città 2.0 su Repubblica Bari. Vi terrò aggiornati su tutto.

I conti del giornalismo online non tornano

Speranze e inquietudini sono emerse dall’ incontro dell’ONA (Online News Association),  considerata la più importante conferenza Usa sul giornalismo online, che si è tenuto nei giorni scorsi a Washington.

Speranze certamente – sintetizza Eric Sherer, su Mediawatch.afp  – , vista l’ energia prodotta dallo scatto dei video nelle redazioni dei giornali, e un giornalismo sempre più visuale. Dieci anni dopo l’ arrivo di Internet nella stampa, e grazie ai suoi nuovi strumenti, i media raccontano il mondo in maniera diversa.

Ma anche inquietudini, perché i conti continuano a non tornare. Anzi. Dieci anni dopo, appunto, il web arriva a rappresentare appena… il 10% delle entrate dei giornali Usa. Impossibile far vivere le redazioni. « Non riusciamo a monetizzare il web abbastanza velocemente ». Peggio : l’ obbiettivo di tutti (arrivare sul 20-25%) non sembra del tutto a portata di mano. Tutti sono d’ accordo che ci vorranno ancora attorno a « 5 o 6 anni ».

Il business model è ormai spezzato - sottolinea Sherer – con la caduta accelerata della diffusione e dell’ audience, senza che Internet, e ancor meno il ‘mobile’, siano ancora in grado di prendere, a breve o medio termine, la posizione.

Intanto, la copertura internazionale e —fatto nuovo — nazionale, sono ormai pubblicamente lasciate alle agenzie di stampa, per riservare le forze sul « locale, o anche l’ iper-locale ». Le risorse per un vero giornalismo investigativo di qualità sono sempre più volatili, salvo ricorrere a delle soluzioni tipo non di lucro (Fondazioni, ecc.). Più sorprendentemente: l’ integrazione delle redazioni (classiche e web), dove non mancano le tensioni generazionali, continua a porre dei grossi problemi.

Alcuni siti di informazione verticale, come l’ Huffington Post, riescono, ma non spendono niente per i contenuti, contentandosi di ospitare dei contributi e di segnare link verso siti giudicati rilevanti.  Questa nuova  « economia dei link », cara a Jeff Jarvis, è stata al centro di tutte le discussioni. Con una parola sempre più presente: « curation » o « curator » (nel senso di chi cura una mostra scegliendo i quadri da esporre –  qui i link e le fonti).  Il giornalismo dei link, con la sua voce e le sue scelte. L’ ironia è che i dizionari danno per primo al termine “curator” il significato di  uno «incaricato di assistere una persona gravemente inabile »!

Per i giornali sono state proposte con insistenza anche delle possibili strade da percorrere:

  • Separare la produzione giornalistica da tutto il resto, comprese la stampa e la distribuzione. Per cercare di preservare il giornalismo ilWashington Post, come il NYTimes, lo finanziano con delle attività connesse  (educazione, siti commerciali…). 
  • Annunciare con anticipo una data entro cui la “stampa” si fermerà,spiegando ai lettori i problemi attuali e i progetti su 3/5 anni per uscirne.
  • Rafforzare il web e trasformare il quotidiano a stampa in settimanali.

Tutti moltiplicano all’ infinito le sperimentazioni digitali. Siamo ancora nella fase « trial & error », con un giornalismo che, finalmente, ha capito che si può essere « platform agnostic » (pluripiattaforma). Il problema è semmai immaginare dei nuovi mezzi per continuare a far sentire all’ esterno la propria voce e a convincere del proprio ruolo e della propria utilità.  

Sherer, poi, sottolinea un altro aspetto emerso con forza dalla Conferenza dell’ ONA. La sempre maggiore determinazione con cui i  nuovi responsabili editoriali, « nati » con il digitale, intendono imporre la propria leadership nei media, rispetto alla vecchia generazione, giudicata ormai superata e impotente. 

fonte LSDI

Redigere comunicati stampa per Internet

Padroneggiare le regole della scrittura per il web, adattare i propri testi ai nuovi strumenti di rapporto con la stampa e ottimizzarli per l’indicizzazione sui motori di ricerca. Saranno alcuni degli argomenti che tratterò nel corso “Redigere comunicati stampa per Internet”. Per la prima volta collaborerò (anche per altri corsi) con LRA, società milanese leader nel settore della formazione.

Ecco la brochure del corso.

Il citizen journalism di Repubblica Bari funziona

L’incendio alla Peroni e la gara dei lettori che inviano in tempo reale foto e video sull’accaduto. Sul sito di Repubblica Bari è boom di contatti. I lettori diventano cronisti multimedial. Di questo parlo oggi in un articolo su Repubblica Bari (in prima pagina). Ne riporto una parte:

“Ho visto le fiamme e poi ho capito che provenivano dallo stabilimento della Peroni. A quel punto non ci ho pensato su due volte e ho scattato una serie di fotografie”. Che poi, Carla Palone, ha inviato alla nostra redazione. “Vi ho contattati dopo aver fatto un giro su Internet per avere notizie in tempo reale, commenta. A quel punto mi sono accorta che poco dopo l’incendio solo Repubblica Bari aveva ripreso la notizia sul proprio sito e che c’era la possibilità, dopo essersi registrati, di inviare le foto a bari@repubblica.it e di vederle pubblicate on line”. Senza volerlo, Carla Palone, che lavora in una casa editrice barese, è diventata cronista per un giorno. “Ovviamente – precisa – non pretendo di aver imparato un mestiere che resta di competenza di chi lo svolge tutti i giorni con professionalità. Credo solo che aprirsi ai contributi dei propri lettori è una mossa molto intelligente di Repubblica, una strada che dovrebbe essere seguita dai media in genere”. Non a caso, interazione e partecipazione sembrano essere concetti chiave del cosiddetto “giornalismo diffuso”.

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