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	<title>Roberto Zarriello &#187; Libri</title>
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	<description>Giornalismo sul Web &#38; Uffici Stampa On line</description>
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		<title>Penne Digitali 2.0 e citizen journalism, ne parlo a Isernia</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 16:43:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggi il comunicato. Vi aspetto sabato 5 dicembre ad Isernia!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggi il <a href="http://www.primapaginamolise.com/detail.php?news_ID=24508&amp;goback_link=index.php">comunicato</a>.</p>
<p>Vi aspetto sabato 5 dicembre ad <a href="http://www.altromolise.it/notizia.php?argomento=appuntamenti&amp;articolo=41121">Isernia</a>!</p>
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		<title>Penne Digitali 2.0 su Repubblica.it</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 08:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella sezione tecnologia di Repubblica.it, si parla di Penne Digitali 2.0: ecco il pezzo. Basta poi andare su Google news per leggere cosa dicono gli altri siti di informazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella sezione tecnologia di Repubblica.it, si parla di Penne Digitali 2.0: ecco <a href="http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/tecnologia/giornalisti-online/web-2-punto-zero/web-2-punto-zero.html">il pezzo</a>. Basta poi andare su Google news per leggere cosa dicono gli <a href="http://news.google.it/news?pz=1&amp;ned=it&amp;hl=it&amp;q=roberto+zarriello">altri siti</a> di informazione.</p>
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		<title>Penne Digitali 2.0: presentazione ufficiale a Roma</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 16:54:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Personali]]></category>

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		<description><![CDATA[Domani sarò a Roma per presentare Penne Digitali 2.0. Se ne parla anche in questo lancio APCOM. Se siete in zona, vi aspetto!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domani sarò a Roma per presentare <a href="http://www.odg.it/site/?q=content/penne-digitali-20">Penne Digitali 2.0</a>. Se ne parla anche in questo <a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/spettacoli/2009/02_febbraio/24/giornalismo_come_lo_cambiano_blog_e_social_network,18113451.html">lancio APCOM</a>.</p>
<p>Se siete in zona, vi aspetto!</p>
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		<title>&#8220;Giulio De Benedetti, il potere e il fascino del giornalismo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 13:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano la Repubblica e padre nobile del giornalismo italiano, sarà ad Almese lunedì 15 dicembre per presentare il libro &#8220;Gidibi. Giulio De Benedetti, il potere e il fascino del giornalismo&#8220; di Alberto Papuzzi e Annalisa Magone edito da Donzelli. L’incontro, organizzato dal Comune e dal Centro di studi sul giornalismo Gino Pestelli in collaborazione col Premio letterario Giorgio Calcagno e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><strong>Eugenio Scalfari</strong></span><strong>, fondatore del quotidiano </strong><span><strong>la Repubblica</strong></span> e padre nobile del giornalismo italiano, sarà ad Almese lunedì 15 dicembre per presentare il libro <span>&#8220;<a href="http://www.odg.it/site/?q=content/gidibì-giulio-de-benedetti">Gidibi. Giulio De Benedetti, il potere e il fascino del giornalismo</a>&#8220;</span> di <span>Alberto Papuzzi</span> e <span>Annalisa Magone</span> edito da Donzelli.</p>
<p>L’incontro, organizzato dal Comune e dal Centro di studi sul giornalismo <span>Gino Pestelli</span> in collaborazione col Premio letterario Giorgio Calcagno e la Fondazione Magnetto, si terrà alle ore 17 nell’auditorium Mario Magnetto. Oltre Scalfari, vi parteciperanno gli autori, i giornalisti <span>Alberto Sinigaglia</span> de <span>La Stampa</span>, <span>Salvatore Tropea</span> de <span>la Repubblica</span> e <span>Sergio Miravalle</span>, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte.</p>
<p>Sarà l’occasione per una riflessione sulla figura di <span>De Benedetti</span>, direttore de <span>La Stampa</span> dal 1948 al 1968 che, secondo Papuzzi e Magone, ha inventato un modello italiano di giornalismo, ancora attuale, basato su un mix di cultura alta e informazione popolare. <strong>Autoritario, narcisista, impietoso, indipendente, dotato di un fiuto finissimo per la notizia, De Benedetti realizza il quotidiano che, anche secondo il </strong><span><strong>Times</strong></span><strong>, meglio di qualsiasi altro ha saputo raccontare l&#8217;Italia del dopoguerra, del miracolo e della modernità. </strong></p>
<p>A lui si deve, nel secondo dopoguerra, il rilancio del quotidiano torinese, all’insegna di un’idea popolare dell’informazione. Questo carattere, ricordano gli autori del libro, fa si che <span>La Stampa</span> diretta da De Benedetti sia caratterizzata dal primato della cronaca nera e giudiziaria rispetto alla cronaca politica. Grande l’attenzione alle storie personali, che trova una sintesi nella rubrica <span>Specchio dei tempi</span>, inventata dal direttore è inserita per la prima volta nel 1955.</p>
<p>Eugenio Scalfari, che di De Benedetti è stato genero, avendone sposato la figlia Simonetta ha, come il direttore de <span>La Stampa</span>, portato una ventata di aria nuova nel giornalismo italiano con la fondazione di <span>Repubblica</span> nel 1976. La sua sarà una testimonianza umana e professionale anche se, professionalmente, i loro rapporti sono stati marginali, e sarà inevitabile un confronto col presente storico, politico e giornalistico.</p>
<p>«La presenza di Eugenio Scalfari ad Almese è significativa &#8211; dice il sindaco <span>Bruno Gonella</span> - perché giunge dopo il conferimento, a maggio di quest’anno, del Premio Calcagno a un altro grande maestro del giornalismo, <span>Arrigo Levi</span>. Lo ringraziamo per aver accettato il nostro invito e siamo certi che il suo intervento rappresenterà un’altra grande lezione di professionalità e impegno civile».</p>
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		<title>Il piacere di leggere e il mestiere di scrivere</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 08:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre libri tutti da leggere. Il pacco omaggio di Apogeo è giunto a destinazione. Ho già dato un&#8217;occhiata a &#8220;Il Mestiere di Scrivere&#8221; di Luisa Carrada, libro estremamente interessante (è ricco di esempi, cosa buona e giusta). Anche gli altri due: Case Hi tech e Manuale di redazione promettono bene. Li leggerò tutti con calma&#8230;promesso! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tre libri tutti da leggere. Il pacco omaggio di <a href="http://www.apogeonline.com/">Apogeo</a> è giunto a destinazione. Ho già dato un&#8217;occhiata a &#8220;<a href="http://www.mestierediscrivere.com/testi/mestiere_libro.htm">Il Mestiere di Scrivere</a>&#8221; di Luisa Carrada, libro estremamente interessante (è ricco di esempi, cosa buona e giusta). Anche gli altri due: <a href="http://www.apogeonline.com/libri/88-503-2602-0/scheda">Case Hi tech </a>e <a href="http://www.apogeonline.com/libri/88-503-2656-3/scheda">Manuale di redazione </a>promettono bene.</p>
<p>Li leggerò tutti con calma&#8230;promesso! Adesso devo scrivere e chiudere la seconda edizione del <a href="http://pennedigitali.libero.it/index.php?title=inizia_il_master_in_nuovi_media_e_formaz&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1">mio libro</a>&#8230;non dico altro anche se il link parla chiaro!</p>
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		<title>Libri a trazione anteriore: &#8220;Il dubbio è la tensione che alimenta la vita&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 06:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Una riflessione dell&#8217;amico Michele Trecca sui cinque romanzi della rassegna &#8220;Libri a trazione anteriore, 2007&#8243;. Alla fine dell’ultima glaciazione, gli animali di grossa taglia si spostarono verso nord. Alcune specie si estinsero. Molti gruppi umani seguirono i branchi nel loro esodo. Altri rimasero dov’erano e dodicimila anni fa, circa, inventarono l’agricoltura. Dal vicino Oriente, quindi, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="2" face="Verdana"><strong>Una riflessione dell&#8217;amico Michele Trecca sui cinque romanzi della rassegna <a href="http://www.teleradioerre.it/news/articolo.asp?idart=30753">&#8220;Libri a trazione anteriore, 2007&#8243;</a>.</strong></font></p>
<p><font size="2" face="Verdana">Alla fine dell’ultima glaciazione, gli animali di grossa taglia si spostarono verso nord. Alcune specie si estinsero. Molti gruppi umani seguirono i branchi nel loro esodo. Altri rimasero dov’erano e dodicimila anni fa, circa, inventarono l’agricoltura. Dal vicino Oriente, quindi, la diffusero in Europa e, prima di tutto, in Capitanata. Cercavano nuove terre. Arrivarono dal mare, intorno al VII millennio avanti Cristo, attraversarono il Gargano e si stanziarono a Passo di Corvo, a pochi chilometri da Foggia, dove svilupparono un’originale e importante civiltà neolitica. Ogni sfida ambientale pone alla nostra specie l’urgenza di una risposta nuova. La dinamica è la stessa anche in ambito culturale e letterario.Sostiene George Steiner in <span style="font-style:italic;">Vere presenze</span> (Garzanti, 1992) che nella coscienza europea tra il 1870 e il 1930 si è consumata quella «rottura del patto» plurimillenario che attraverso la parola garantiva la verità del mondo.<span id="more-230"></span> Questa lacerazione – egli dice – «è una delle poche rivoluzioni autentiche dello spirito nella storia occidentale e definisce la modernità stessa». Secondo Steiner – quando Mallarmé afferma che l’unica legittimità della parola fiore è «l’absente de tous bouquets» – egli infrange in modo radicale «l’ordine del Logos», ovvero la tradizionale solidità del binomio nome-cosa, sancendo definitivamente per la nostra sensibilità che il predicato non coincide con l’essenza e che – tradurrà successivamente in fisica Heisenberg – «le relazioni tra questi due termini possono essere enunciate solo sotto forma di immagini e paralleli».<br />
La letteratura contemporanea, dunque, non ha più la forza semantica o potere di rappresentazione di un tempo. La verità, con la maiuscola iniziale, come gli animali di grossa taglia dopo l’ultima glaciazione, si è estinta o è finita chissà dove. Il dubbio è la sfida ambientale della cultura contemporanea, il nuovo stadio dell’evoluzione concettuale della specie. Rinserrate in saperi tecnici e specialistici, la filosofia e le scienze hanno ormai tralasciato quell’«esplorazione dell’essere dell’uomo e del mondo concreto della vita» (Milan Kundera, <span style="font-style:italic;">L’arte del romanzo</span>, Adelphi, 1998, pag. 228) che un tempo era il loro compito. Oggi più che mai, quindi, abbiamo bisogno di romanzi che coltivino la dimensione esistenziale del dubbio, ravvivando con le sue oasi il deserto della verità, come fanno i cinque titoli selezionati per l’edizione 2007 della manifestazione “Libri a trazione anteriore”, organizzata a Foggia dalla Biblioteca Provinciale “La Magna Capitana” e dall’associazione BooksBrothers.</p>
<p><span style="font-style:italic;">Escluso il cane</span> di Carlo D’Amicis (minimum fax, 2006) comincia con quel dubbio iperonimo, semplice e potente, quotidiano ed eterno, che contiene tutti gli altri: esiste Dio? È un dubbio fondamentale, ma oggi fiacco come un sole in ombra. D’Amicis lo ravviva attribuendolo al vecchio papa morente, quello dell’agonia spettacolarizzata dalla diretta televisiva planetaria. In un momento di tregua dal dolore il vecchio papa chiede alla suora che lo assiste: ma lei ci crede davvero? E quella: si vede proprio che sta meglio, a sua santità è tornata la voglia di scherzare. Macché scherzo: quel dubbio è la verità, ed è tale da impedire al vecchio papa di morire. Il dubbio è la tensione che alimenta la vita.<br />
Un magistrato svolge in terra l’ufficio divino di demarcazione dei confini morali fra Bene e Male. <span style="font-style:italic;">Il correttore</span> di Elisabetta Liguori (peQod, 2007) è una lunga interrogazione a se stesso con la quale un magistrato cerca di capire se la verità mancata dieci anni prima quand’era ancora uditore sia stata colpa di una propria inadeguatezza o se, invece, è la Verità in sé ad essere ontologicamente inaccessibile. La Verità è un vuoto ma “il correttore” insiste e con il proprio esame di coscienza segna il perimetro di quell’assenza. Assedia il nulla, lo serra in una morsa. Umilmente ma con tenacia. Il giallo, dal punto di vista poliziesco, è “inutile”, sottotitolo del romanzo; è fondamentale, invece, in chiave sentimentale come risposta alla domanda sulla qualità d’una vita dubitabonda.<br />
Lo stile è l’autocoscienza sulla quale l’arte fonda la propria legittimità di valore assoluto oltre la sfera soggettiva dell’autore. Le risposte della letteratura non sono mai questa o quella o qui e là nel contenuto ma dappertutto nella musica delle parole.<br />
<span style="font-style:italic;">Escluso il cane</span> è un romanzo scritto dentro un pentagramma che va dalla nota bassa e dolente della fragilità e incertezza del protagonista (Marcello Artiglio, avvocato quarantenne) circa la propria identità (anche sessuale) a quella acuta dell’ironia e della comicità. Il correttore, prima ancora che una storia, è una voce: quella di Antonio, il magistrato, che riesce a sgusciare fra le maglie strette dei «plot panciuti» dei romanzi di genere aprendo il campo della narrazione ad ogni sorta di divagazione.<br />
La musica dei due romanzi è intima e suadente e rende fertile come un limo il deserto della Verità. In <span style="font-style:italic;">Escluso il cane</span> e <span style="font-style:italic;">Il correttore</span> c’è un momento pubblico di confronto (le inchieste e i  processi di Marcello e Antonio) ma anche uno privato: il continuo e serrato dialogo di ciascuno dei due protagonisti con il proprio partner. In essi, quindi, il tormento del dubbio continuamente trasla nel piacere condiviso di un’avventurosa ricerca in se stessi.</p>
<p>Il dubbio non è il contrario della verità, ma un insieme più ampio di possibilità. La verità è esclusiva, il dubbio inclusivo (al di là dell’azione in cui poi inevitabilmente si risolve, con tutte le irreversibili conseguenze e rigidità del caso).<br />
Fex, protagonista del romanzo d’esordio di Sergio Claudio Perroni, è un genio e un cialtrone, non l’uno o l’altro ma l’uno e l’altro: a seconda di chi ne parla, o dei momenti. <span style="font-style:italic;">Non muore nessuno</span> è la saga di sé che Fex, famoso scrittore, ha organizzato prima di sparire nel nulla. Sedici ore di registrazione audio in mano a due segretarie sono quel che resta di lui. Quel nastro, con testimonianze di amici e conoscenti e dichiarazioni proprie, in realtà è ben più di una vita: è tante vite, o voci. Chi legge “erra” dall’una all’altra, danzando senza vincoli nel tempo “fluido” del romanzo, che non è un’autostrada cronologica “da qui a lì” ma tante ipotesi di percorso (anche come registro) beffardamente in competizione fra loro: l’una esclude l’altra, e quanto più la verità s’allontana tanto più s’approfondisce la nostra conoscenza del protagonista. Il dubbio catalizza la libertà di un gioco fantastico nell’operatività di ipotesi che non muoiono mai (come i personaggi di un romanzo: una parola e rinascono).<br />
L’incertezza di sé, il dubbio alimentano il confronto-scontro con la tradizione in <span style="font-style:italic;">Mille anni che sto qui</span> di Mariolina Venezia. Il romanzo è, infatti, una saga familiare, ma raccontata dal punto di vista conflittuale e incandescente di una giovane donna che, scossa dagli sconvolgimenti del costume della nostra storia recente, cerca nel passato familiare una risposta al proprio bisogno di identità. <span style="font-style:italic;">Mille anni che sto qui</span> è ambientato a Grottole, nei pressi di Matera, comincia nel 1861 con l’unità d’Italia ed è la storia a tutto campo della famiglia Falcone, le cui vicende si incastrano con quelle più generali del Paese. Si va, dunque, dall’oro perduto del capostipite don Francesco alle inquietudini rivoluzionarie della piccola Gioia che un secolo dopo fugge di casa per rompere con l’ingombrante passato familiare («&#8230;un’unica certezza: suo padre aveva sbagliato tutto. Decise che non sarebbe mai stata come lui, e desiderò una vita che non aveva nulla a che fare con quella dei suoi»). In mezzo, guerra ed emigrazione, fame e ricchezza, scandali, passioni e sentimenti forti.<br />
<span style="font-style:italic;">Mille anni che sto qui </span>rivolge la propria furia iconoclasta anche contro se stesso. È ciò che dice di essere, ma anche il contrario: è una saga ma di poche pagine; ricostruisce un passato che rinnega; ha un’impronta verista ma anche momenti magici e surreali; ha propensione corale ma vibra dell’espressività della prima persona. Il brodo di coltura del dubbio è una ricchezza perenne più grande del valore di ogni scelta: Gioia rompe con la propria storia familiare ma essa ormai è romanzo: è lì, come un’eco di fondo della sua (e della nostra) vita, quale che essa sia.</p>
<p>Volendo alimentare il dibattito, si potrebbe porre la questione in modo alternativo: Cappellani o Saviano? E cioè, cos’è più efficace contro mafia e camorra: la comicità o la tragedia?<br />
Al di là del titolo, <span style="font-style:italic;">Sicilian tragedi</span> di Ottavio Cappellani (si legge “tragedai”) è una commedia, per quanto “nera”. C’è Shakespeare e c’è Tarantino; c’è Romeo e Giulietta sull’asse narrativo portante d’un improbabile tentativo di tragedia con attori del teatro di strada e c’è Tarantino con la serrata stupidità criminale di “ammazzatine” inutili e “innocenti” di assessori alla cultura “sacrificati” come pedoni nel gioco strategico della conquista di terreni con nella pancia il petrolio; c’è il sangue dell’uno e quello dell’altro, ma anche i frizzi e lazzi di entrambi (ovvero, la loro sonora popolarità).<br />
<span style="font-style:italic;">Gomorra</span> di Roberto Saviano (presentato in “Libri a trazione anteriore” 2006) è il dramma dell’apocalisse camorristica con epicentro Scampia e il porto di Napoli ma raggio d’azione il mondo senza confini della nuova economia globalizzata, dalla Cina a Hollywood a Milano. <span style="font-style:italic;">Gomorra</span> è una tragedia, è Antigone. Comincia, infatti, con la tirannide del mercato che nega a dei poveracci quella sepoltura a tutti dovuta: durante uno spostamento, nel porto di Napoli, da un container chiuso male piovono cadaveri di cinesi congelati che – ti viene spiegato – erano stati stipati lì per tornare a casa, finalmente (da vivi, infatti, avevano pagato per essere seppelliti in patria).<br />
<span style="font-style:italic;">Sicilian tragedi </span>e <span style="font-style:italic;">Gomorra</span> raccontano di epoche intere di civiltà azzerate dalla barbarie criminale di questo “reo tempo”.<br />
Cappellani e Saviano chiudono definitivamente la gloriosa tradizione del meridionalismo che legava la specificità del Sud alla sua arretratezza rispetto alle economie industriali moderne. Non c’è alcun divario da colmare. Il Sud non è indietro, ma avanti nel cammino di decadenza dell’Occidente. È dentro i processi più sofisticati di neo banditismo capitalistico. Scrive Saviano: «Tutto quello che si produce in Cina viene sversato qui», a Napoli, capitale mondiale del commercio “equo e solidale” di perfetta integrazione e sostegno reciproco fra il mercato delle griffe e quello dei tarocchi. Da compare Turiddu a mister Turrisi, la sede sociale della mafia di Cappellani è a Londra.<br />
La Magna Grecia è la linea di faglia della deriva contemporanea. La fine è cominciata là dove tutto ha avuto inizio.</p>
<p><span style="font-style:italic;">Sicilian tragedi</span> e <span style="font-style:italic;">Gomorra</span> sono una risposta forte del letterario romanzesco a questa sfida ambientale poiché affrontano in modo nuovo una questione di sempre oggi ancora più urgente a causa del dominio cinematografico in ambito narrativo.<br />
Il “vizio” è all’origine; il problema, infatti, se lo pose già Manzoni, e cioè: come evitare che un’emotività montante sovrasti e fiacchi la capacità di giudizio morale del lettore? Come mantenere fra i due termini una proporzionalità diretta? La sua risposta la conosciamo: l’invenzione del manoscritto per guadagnare campo alle incursioni “militanti” dell’autore (come con i cori nelle tragedie).<br />
Con l’impatto frontale e avvolgente della sua rappresentazione sincronica, impermeabile o quanto meno diffidente nei confronti di ogni “distrazione critica” dalla dittatura dell’immagine, il cinema ha conferito grandezza epica al Male. Al di là di tutto, passando per lo schermo in un film drammatico, anche se di “denuncia”, un criminale diventa un eroe, per quanto negativo; ciò lo gratifica e alimenta la sua fama. Un mafioso o un camorrista non cercano dalla società l’assoluzione dei propri peccati ma il riconoscimento della loro potenza. Quest’investitura gli serve per rinsaldare il dominio sugli altri ma anche per giustificarsi con se stessi, darsi uno scopo e vincere la paura. La nostra condanna è la loro forza. <span style="font-style:italic;">Scarface</span> è un film di culto fra i criminali di ogni latitudine. Da certi capolavori del cinema camorristi e mafiosi ricavano modelli di comportamento.</p>
<p>Ogni re ha uno scettro. Ciascuno esibisce la propria potenza attraverso dei simboli. <span style="font-style:italic;">Gomorra</span> di Roberto Saviano sputa su quelli della camora con la crudezza dei dati (i camorristi non li racconta, li inchioda nome e cognome ai numeri dei loro crimini); l’espressività del linguaggio la riserva alle vittime. Saviano forza emotivamente la nostra moralità ad un rifiuto frontale, netto. Ci riesce, ma non toglie ai “pesci camorristi” l’acqua in cui nuotano.<br />
<span style="font-style:italic;">Sicilian tragedi</span> di Ottavio Cappellani irride la mafia per le sue patacche griffate che dovrebbero sancirne la grandezza. Ricordare ai mafiosi che al capolinea della loro corsa non c’è che la ridicola pochezza di Turi Pirrotta o del suo nemico mister Turrisi significa disarmarli&#8230; o no? Quando eserciteremo la critica del riso nei confronti delle goffaggini kitsch con cui anelano “grandezza” avremo tolto ai criminali l’acqua in cui nuotano. <span style="font-style:italic;">Sicilian tragedi</span> ci interroga sulla nostra capacità di assolvere questo primario dovere civico.<br />
Ma siamo all’altezza? O non riusciamo a sconfiggere la criminalità organizzata perché condividiamo gli stessi valori? E di giorno ci indigniamo quando Saviano ci ricorda quanto essa sia “cattiva” ma di notte sogniamo le patacche ostentate da Turi Pirrotta e mister Turrisi.</p>
<p>I romanzi “a trazione anteriore” non sono mai solo parole, ma sollevando dubbi, anche i più sconvenienti, tengono vivi a tutto campo i giochi della riflessione. (<a href="http://www.booksbrothers.it/extra/2/1/382/1">Michele Trecca</a>)</font></p>
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		<title>W la Cultura</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Sep 2007 07:56:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;La cultura è uno strumento che arricchisce la mente  e il cuore&#8221; Valeria Nanni in &#8220;Tesi di laurea in Museologia&#8221;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La cultura è uno strumento che arricchisce la mente  e il cuore&#8221;</p>
<p>Valeria Nanni in &#8220;Tesi di laurea in Museologia&#8221;</p>
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		<title>Libro marrone del calcio italiano: domani la presentazione a Foggia</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Sep 2007 10:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 6 settembre alle 20.30 presso la Libreria Edicolè in Piazza del Lago ci sarà un incontro di presentazione de: IL LIBRO MARRONE DEL CALCIO ITALIANO.All’incontro, moderato da Stefano Troilo (RadioErre) parteciperà l’autore, Sandro Simone, il team manager dell’US Foggia Pino Autunno e il difensore Giovanni Ignoffo.  IL LIBRO MARRONE DEL CALCIO ITALIANO è una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">Giovedì 6 settembre alle 20.30 presso la Libreria Edicolè in Piazza del Lago ci sarà un incontro di presentazione de: IL LIBRO MARRONE DEL CALCIO ITALIANO.</span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">All’incontro, moderato da Stefano Troilo (RadioErre) parteciperà l’autore, Sandro Simone, il team manager dell’US Foggia Pino Autunno e il difensore Giovanni Ignoffo.</span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;"> </span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;"></span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;"><strong>IL LIBRO MARRONE DEL CALCIO ITALIANO è una raccolta delle più grandi figure di merda di allenatori, dirigenti, presidenti e giocatori.</strong></span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;"><strong> </strong></span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">Nel libro gli autori, Sandro Simone e Stefano Marsiglia, raccontano le figuracce che hanno segnato la storia del calco italiano, da quelle divertenti a quelle serie, da quelle legate ad errori clamorosi avvenuti in campo a quelle nate nelle redazioni dei giornali o nelle sedi delle società.</span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">Scudetti che sembravano vinti e che invece sfumano all’ultima giornata, scandali sessuali, scuse assurde per giustificare il doping, interviste inventate a calciatori morti, campioni acquistati dall’estero e che si rivelano bidoni, tutto questo senza tralasciare l’inchiesta su calciopoli, la regina delle figure di merda del calcio italiano.<span id="more-202"></span></span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;"> </span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">Ad impreziosire il libro ci sono gli interventi del giornalista-scrittore Rudi Ghedini e dell’attore-presentatore Antonio “Tata” Stornaiolo.</span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;"></span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">Il libro, che è edito da Malatempora e fa parte della collana CALCINCULO, è acquistabile presso le principali librerie italiane e sul sito <a href="http://www.malatempora.com/">www.malatempora.com</a>.</span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;"> </span><em><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">“Qualcuno una volta ha detto che l’uomo è sempre solo di fronte al proprio destino. Sciocchezze. L’uomo non è mai solo. C’è sempre qualcuno nelle sue vicinanze pronto a fargli fare la solita –irrevocabile – figura di merda” (Antonio Stornaiolo)</span></em><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;"> </span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;"></span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">Gli autori:</span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;"> </span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">Sandro Simone</span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">, 33 anni, interista, ha già pubblicato per Malatempora “Barzellette sulla Juve e raccontini sulla vecchia signora”, “Milan, barzellette aneddoti e raccontini sulla squadra del presidente allenatore” e “Inter, non era solo sfiga”. Collabora con il quotidiano L’Attacco, RadioErre, FoggiaCalcioMania.com e cura i siti satirici <a href="http://www.bengodi.org/">www.bengodi.org</a> e <a href="http://www.benfoggianius.org/">www.benfoggianius.org</a> .</span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;"> </span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;"></span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">Stefano Marsiglia</span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">, 25 anni, romanista, ha già pubblicato per Malatempora “Zeman, l’ultimo ribelle” e “Magica Roma”. Cura il blog “palla lunga e pedalare” <a href="http://marsiglione.splinder.com/">http://marsiglione.splinder.com</a> .</span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;"> </span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">Titolo: IL LIBRO MARRONE DEL CALCIO ITALIANO</span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">Edizioni: Malatempora Edizioni, collana Calcinculo, <span style="color:black;"><a href="http://www.malatempora.com/"><span style="color:black;">www.malatempora.com</span></a> <br />
</span>Pagine: 94 pagine</span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">Prezzo: 9,00 euro</span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;"> </span><span style="font-size:11pt;font-family:Tahoma;">Cliccando su <a target="_blank" href="http://www.bengodi.org/benfoggianius/wp-content/uploads/2007/07/marrone_evaluation_version.pdf">QUESTO LINK</a> è possibile scaricare gratuitamente un estratto del libro in formato pdf.</span></p>
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		<title>Un amore all&#8217;inferno</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Aug 2007 12:42:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È quello tra Francesca e il marito, il medico sospettato di essere fra i mandanti del mostro di Firenze. Tra dramma autentico e romanzo LEGGI LA RECENSIONE SULL&#8217;ESPRESSO]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È quello tra Francesca e il marito, il medico sospettato di essere fra i mandanti del mostro<br />
di Firenze. Tra dramma autentico e romanzo </strong></p>
<p><strong><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Un-amore-allinferno/1705327">LEGGI LA RECENSIONE SULL&#8217;ESPRESSO</a></strong></p>
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