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venerdì 20 gennaio 2017, 7:08
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Digital News Report 2015: negli Usa l’online batte la tv. In Italia il 55% si informa su Facebook

Digital News Report 2015: negli Usa l’online batte la tv. In Italia il 55% si informa su Facebook

Secondo quanto riportato nel Digital News Report dell’Institute for the Study of Journalism (RISJ), l’utilizzo sempre maggiore dello smartphone come dispositivo principale per accedere alle news online e la crescente influenza dei social media potrebbero determinare un futuro finanziario incerto per gli organi di informazione.

Negli Stati Uniti di Fox News e Cnn, l’online batte la tv come fonte primaria di informazione: le notizie sul web, social network inclusi, sono utilizzati dal 43% dei cittadini contro il 40% di affezionati al piccolo schermo. Una scossa rumorosa, ma non solitaria: lo scarto si fa anche più evidente in Finlandia (46%-30%), Australia (44%-35%), Danimarca (42%-37%) e Irlanda (41-37%). È uno dei tanti scorci sull’informazione emersi dal Digital News Report 2015 del Reuters Institute, il bilancio sullo stato di evoluzione dei media offerto dall’istituto di ricerca britannico.

L’indagine descrive in numeri tutti i sentiment che stanno accompagnando il mercato: gli smartphone sono “il” dispositivo che può avere un impatto sul business, il boom di video del web coincide ovunque con la crisi delle emittenti, Facebook è un catalizzatore usato “per informarsi” (con questo preciso scopo) dal 41% degli utenti. E l’Italia? Resta ancorata alla tv e preferisce i social alla carta: il 49% si documenta davanti allo schermo televisivo, il 34% online, il 10% direttamente sui social media e l’8% sulle edizioni cartacee dei quotidiani.

Tornando agli States, il quadro che emerge dal report Reuters riassume metamorfosi e contraddizioni che non riguardano solo l’enorme mercato americano. La ricerca sostiene che gli Stati Uniti stiano vivendo la terza generazione del loro sistema mediatico: dopo gli anni gloriosi delle grandi testate di carta, radio e tv (prima) e l’avvento dei giganti del web come Yahoo e Msn (seconda), ora è il turno dei sistemi di news figli dei social media e influenzati dal loro stesso linguaggio. È il caso di Buzzfeed, il sito che si è fatto le ossa con contenuti pop e ora può permettersi di alternare gallerie fotografiche leggere (per usare un eufemismo) a inchieste giornalistiche in esclusiva. Una tattica che funziona, soprattutto sui giovani: nello stesso periodo che ha visto Yahoo News perdere il 5% del pubblico dai 18 ai 24 anni, Buzzfeed ha guadagnato la stessa percentuale.

Un americano su 10 paga per le news online. Ma il 67% “non lo farebbe mai”L’evoluzione paga? Fino ad ora, no. Ed è questa la notizia cattiva, o irrisolta, che emerge dal mercato delle news Usa. Accanto al boom di internet, gli Stati Uniti infilano una serie di record negativi sulla fruizione delle notizie. In effetti si sta parlando sia del paese con meno fiducia in assoluto nei suoi media (dà credito a quello che legge o vede solo il 32% degli intervistati) sia di quello che, statisticamente, si informa di meno: l’11% della popolazione intervistata non ha avuto accesso ad alcun tipo di news negli ultimi 30 giorni, contro una media generale del 5%. Anche la percentuale abbastanza elevata di utenti che pagano per le notizie digitali (11%, media di 10 dollari al mese) si ridimensiona quando si scopre che il 67% non lo farebbe «a nessun prezzo». Il restante 33%? Sì, ma non più di 8,5 dollari l’anno. Non stupisce che il grosso dei volumi si sposti su social come Facebook (il 40% lo usa per informarsi) e Twitter, mentre sistemi di messaggistica come Snapchat stanno stringendo partnership con colossi come Cnn o il più giovane Vice. Il prossimo capitolo della sfida, spiega la ricerca, non potrà che aprirsi sui sistemi di advertising digitale che monetizzino il flusso di notizie on demand veicolate su utenti con meno di 30 anni.

In Italia la tv vince sul web. Ma cresce il popolo di Facebook
In Italia si confermano l’influenza della tv e la crescita del rete, favorite dal calo dei quotidiani di carta: secondo il Censis, il 47% della popolazione «non ne legge mai uno», contro il 49% che si documenta con la televisione. Eppure, solo una quota minima (3%) sostiene di essere a digiuno di notizie ed una relativamente buona (il 12%) ha pagato almeno una volta per notizie lette sul web. Parte della risposta può arrivare dall’unico canale veramente in forza per la ricerca di notizie, i social network. Il 55% degli intervistati italiani usa Facebook come gateway di notizie, accompagnato da un 25% per Youtube, il 18% di Whatsapp, l’11% di Google plus e il 10% di Twitter. I veri vincitori sono i primi due: Facebook è il terreno privilegiato per la condivisione di notizie, a margine di un tasso di «partecipazione digitale» del 39% che vede l’Italia terza su 12 paesi; il secondo continua a crescere, sia come fonte di notizie (+5%) sia come strumento a sé: con il 49%, gli italiani sono tra i più accaniti utenti della chat dopo Spagna (67%) e il Brasile (61%). Un exploit parallelo che si rispecchia, in parte, nel crollo della fiducia per i media: 35%, meglio solo di Spagna (34%) e, appunto, Stati Uniti (32%).

Fonte Il Sole 24 ore

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