Il web sta "ammazzando" il giornalismo? No, lo salverà!

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Quello che stiamo vivendo non è certo un bel periodo per chi, per professione, ha scelto di fare il giornalista. Pur se resta, infatti, il lavoro più bello del mondo, non è, nella stragrande maggioranza dei casi, quello che permette di pagare l’affitto – il mutuo è una parola troppo grossa soprattutto per i giovani – le bollette e dare, al contempo, un senso al frigorifero.

Da Nord al Sud le paghe per pezzo, nonostante accordi e tariffari, sono ridicole: so di quotidiani, anche con nomi di spessore, che danno 5 euro lorde per articolo al giornalista o aspirante tale (ovviamente, senza alcun rimborso per la benzina, per i biglietti del bus o per la ricarica del telefonino).

Di chi la colpa? Si dice che il danno sia stato procurato dal web, soprattutto additato dai giornalisti attempati, per cui le vere notizie non sono raggiungibili tramite un link ma si leggono in edicola o si ascoltano alla radio o si guardano in televisione (anche se, in quest’ultimo caso, bisognerebbe distinguere i TG seri da quelli gossippari).

In realtà, il web ha dato qualcosa che prima non c’era: la libertà d’informare e di essere informati. Finanché la possibilità del lettore di interagire con la notizia, arricchendola o correggendola.

Se prima, infatti, c’erano tot redazioni cartacee, televisive e radiofoniche, oggi i progetti editoriali nascono come funghi e, a volte, sono perfino di qualità egregia, soprattutto se non legati dall’assillo del click, ovvero ciò che discrimina un giornale buono da uno pessimo.

Ergo, il lettore ha innanzi a sé un potenziale sterminato di pluralismo dell’informazione e sta alla sua intelligenza la valutazione della sorgente da cui apprende una notizia.

Dove voglio arrivare? È semplice: il web non va demonizzato ma lodato e considerato non come strumento che sta “ammazzando” il giornalismo ma come quello che, paradossalmente, lo sta salvando dall’autoreferenzialità di cui si stava macchiando, infastidendo e non poco il lettore.

Anzi, vi dirò ancora di più: internet è foriero di nuove realtà giornalistiche, figlie di una rivoluzione copernicana della comunicazione in corso, che, se affrontate con professionalità, potrebbero aprire nuovi orizzonti per i tanti giornalisti che stanno cercando la fortuna di unire la passione al quattrino.

Di cosa sto parlando? Prendete un post-it e scrivete su di esso queste due parole: Brand Journalism.

E restate in “ascolto”, soprattutto se non volete più piangervi addosso e aprirvi all’innovazione.

Curiosi? Pazientate solo un po’: qui e presto sugli scaffali delle librerie avrete modo di approfondire questo nuovo ramo del giornalismo 2.0.

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