Questo sito contribuisce
alla audience di
sabato 10 dicembre 2016, 3:43
Ultime notizie
L’eccesso di informazione in uno studio dell’University of Michigan e della Northwestern University

L’eccesso di informazione in uno studio dell’University of Michigan e della Northwestern University

Taming the Information Tide: Information Overload in the American Home” (“controllare” la marea di informazioni: l’eccesso di informazioni nelle case americane) è il titolo dello studio condotto da W. Russell Neuman, professore di studi della comunicazione alla University of Michigan e da Olivia Curry, assistente alla ricerca presso la  Northwestern University.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista statunitense “The Information Society”: sono stati individuati 7 gruppi composti da 9-12 persone su un totale di 77 individui ai quali sono state poste le seguenti domande:

1)  Come vi tenete aggiornati, informati, su ciò che avviene nel mondo?

 2)  Qual è la vostra opinione sulla quantità di informazioni disponibili?

 Anche se in qualche caso alcune persone hanno manifestato il proprio disappunto per l’eccessiva quantità di informazioni, la maggior parte degli intervistati ha espresso soddisfazione e apprezzamento per la quantità e la varietà di informazioni disponibili in Rete.

Gli aspetti negativi, da quanto è emerso, sono legati soprattutto al “sensazionalismo”, all’essere di  parte, fenomeno particolarmente diffuso su alcuni canali televisivi e in continua crescita. “Altro aspetto negativo – hanno fatto sapere gli intervistati – è legato ai social network (Facebook e Twitter) che veicolano informazioni non richieste e rendono in tal modo difficile distinguere l’informazione attendibile e professionale da quella che non lo è”.

La maggioranza, ha comunque apprezzato la possibilità di avere informazioni da fonti diverse.

Altro dato che emerge dalla ricerca è legato alla “serendipità”, termine che sta ad indicare come le persone molto spesso acquisiscano informazioni, in maniera del tutto casuale, mentre sono impegnate in altre attività di ricerca online. Questo dato è stato avvalorato anche da un altro studio, condotto da Borchuluun Yadamsuren della University of Missouri School of Journalism.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*