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sabato 10 dicembre 2016, 3:43
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Lo spin doctor di Obama “Formerò i giornalisti del futuro”

Lo spin doctor di Obama “Formerò i giornalisti del futuro”

David Axelrod darà vita a una scuola
per manager delle campagne elettorali e cronisti politici
“Voglio ispirare i giovani a entrare
con forza nella vita pubblica”

PAOLO MASTROLILLI INVIATO A NEW YORK

Il giornalismo ha un futuro? Sempre di più, secondo il principale consigliere del presidente Obama, David Axelord. Lui, infatti, da ora in poi si dedicherà alla formazione di candidati, manager delle campagne elettorali, e giovani giornalisti, determinati a dare il loro contributo alla società occupandosi di politica.

Axelrod è lo stratega che ha portato Obama alla Casa Bianca nel 2008, e ce l’ha tenuto nel 2012, facendo il regista della campagna per la rielezione dietro le quinte. Nato a New York, si era trasferito a Chicago per studiare all’università, e aveva messo radici nella città lacustre. Venti anni fa aveva conosciuto Barack, quando faceva ancora l’attivista di quartiere, e si era legato a lui fino alla presidenza. A gennaio scorso, David aveva annunciato che questa sarebbe stata la sua ultima campagna elettorale attiva, forse. Poi si sarebbe impegnato nella fondazione di una scuola presso la University of Chicago, chiamata Institute of Politics, sulla scia di una struttura simile che esiste alla Kennedy School of Government dell’università di Harvard.

Ora che Obama è stato rieletto, Axelrod ha confermato il suo progetto, aggiungendo però una curiosa postilla. La sua scuola sarà dedicata alla politica, e quindi diventerà la palestra ideale per i futuri candidati e i manager di elezioni, visto il curriculum del fondatore. Nello stesso tempo, però, David ha detto che vuole «ispirare i giovani ad entrare nell’arena politica come giornalisti. Se riuscissi in questo compito, sarebbe un grande contributo».

La vulgata corrente sostiene che il giornalismo è un mestiere in via di estinzione, e quindi l’uscita di Axelrod ha colpito. Possibile che il manager del primo candidato presidenziale con Blackberry e Twitter account non si sia accorto di quello che sta succedendo nella società contemporanea? Non ha visto i giornali in carta che chiudono, le tv di notizie che perdono audience, e i blogger che dettano la linea o indovinano i vincitori delle elezioni, tipo Nate Silver del New York Times?

Il punto non è questo. Axelrod probabilmente non ha in testa un modello di business per salvare una delle professioni più antiche del mondo, e non si occuperà tanto del modo in cui i contenuti saranno distribuiti. Il suo scopo sarà quello di appassionare i giovani alla politica, e indirizzarli ad esercitarla come reporter, se non avranno la capacità o la voglia di farlo come candidati e manager. Punterà ad insegnare come si fa il giornalismo politico di qualità, lasciando poi al mercato il compito di capire come queste informazioni sempre indispensabili raggiungeranno il pubblico. Un po’ come dicono alla Journalism School della Columbia University di New York, la facoltà che assegna i premi Pulitzer, secondo cui «il giornalismo sopravviverà alla morte delle sue istituzioni». Magari tra dieci anni il New York Times non andrà più in edicola, ma i suoi contenuti resteranno comunque essenziali e troveranno un’altra strada per raggiungere i lettori.

La dichiarazione di Axelrod, però, ha già acceso una polemica politica. Se è vero che il giornalismo di qualità resta essenziale, cosa ci fa un partigiano come lui ad insegnarlo? Per essere buona, l’informazione non dovrebbe essere oggettiva, obiettiva e neutrale per definizione? O forse l’ex cervello di Obama ha in mente la creazione di una scuola per il giornalismo di parte, finalizzato a fare propaganda per una certa categoria di idee? E’ un problema che preoccupa soprattutto i conservatori, che da decenni denunciano il “bias” favorevole alla sinistra dei media americani. Il pubblico e i giovani aspiranti reporter, per ora, si accontentano di sapere che il giornalismo avrà un futuro. Poi lavoreranno per capire in quale forma, e come difenderlo attraverso la qualità. (lastampa.it)

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