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sabato 10 dicembre 2016, 3:43
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Postare e filtrare su Twitter senza inesattezze: regola base di un buon Social Media Editor

Postare e filtrare su Twitter senza inesattezze: regola base di un buon Social Media Editor

TwitLa “breaking news” shock arriva questa volta dal Regno Unito, precisamente dalla Reuters che ha annunciato di aver licenziato Matthew Keys, responsabile social media presso l’agenzia di stampa britannica, a seguito delle sue continue “twittate” contenenti insensatezze e informazioni mendaci.

Il curriculum di Matthew Keys sembra avere dei precedenti a favore della sorprendente sospensione definitiva dal lavoro: lo scorso marzo, il social editor aveva aiutato l’azienda Anonymous a violare alcune informazioni riservate di alcuni social network, approfittando dei vantaggi associati al suo ruolo e dell’atteggiamento di Reuters che sembra avergli coperto le spalle, per tutto il periodo di permanenza in azienda.

Matthew Keys si occupava di “postare” e filtrare su Twitter le notizie ricevute dalla sua agenzia di stampa, ma sembra aver fatto un uso improprio dei social network, al punto da utilizzare esageratamente l’account della Reuters per diffondere contenuti che gli sono costati il posto di lavoro. Persino dopo la chiusura dell’account aziendale, Keys ha continuato a twittare dal proprio profilo, presentandosi alla community come editor della Reuters, infangando progressivamente il nome dell’agenzia britannica. Tuttavia, la goccia che ha fatto traboccare il vaso ha avuto luogo la scorsa settimana, quando ha “postato” informazioni errate relative all’intervento della polizia statunitense durante il tragico attentato alla maratona di Boston, venendo meno al suo impegno di restare fedele ai fatti come un vero giornalista sa fare.

Nonostante i suoi 383 “cinguettii”su Twitter che hanno destato l’attenzione di migliaia di utenti al punto tale da spingerli a inviare segnalazioni, Keys continua ad affermare che le accuse a lui rivolte sono infondate. Pertanto, si è affidato all’associazione dei giornalisti statunitense, NewspaperGuild of New York, giustificando e rendendo legittime le sue “twittate”, decisamente frequenti e spesso off-topic. A detta sua, sembra che la Reuters stesse cercando il cavillo per mandarlo a casa, ma le indagini e le testimonianze potrebbero smentire questa eventualità.

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