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	<title>Roberto Zarriello &#187; giornali</title>
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	<description>Giornalismo sul Web &#38; Uffici Stampa On line</description>
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		<title>Giornali americani più poveri</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 07:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno studio del Project for Excellence in journalism documenta come i brutali tagli alle redazioni dei quotidiani Usa stiano facendo già sentire i suoi effetti sulla qualità dell’ informazione – Ridotti i servizi nazionali e quelli dall’ estero, tagliate le notizie su arte e scienza (e persino le pagine con le quotazioni azionarie o i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno studio del <strong>Project for Excellence in journalism</strong> documenta come i brutali tagli alle redazioni dei quotidiani Usa stiano facendo già sentire i suoi effetti sulla qualità dell’ informazione – Ridotti i servizi nazionali e quelli dall’ estero, tagliate le notizie su arte e scienza (e persino le pagine con le quotazioni azionarie o i programmi tv), i giornali “cominciano a diventare delle letture di nicchia” </em></p>
<p>Gli articoli sono più brevi e l’ attenzione tende a concentrarsi su vicende locali – osserva lo studio, precisando che i giornali seguono meno le notizie dall’ estero, quelle nazionali e quelle di scienza ed arte, e molti hanno ridotto persino le sezioni dedicate alle parole crociate ed eliminato i programmi della tv e i titoli di borsa. Ai cronisti viene chiesto di seguire più di un fatto contenporaneamentre mentre i direttori cercano di combattere contro la carenza di organici redazionali.</p>
<p>Lo studio – rileva Mark Fitzgerald su <a href="http://www.editorandpublisher.com/eandp/news/article_display.jsp?vnu_content_id=1003829623">Editor&amp;Publisher </a>– conferma fra l’ altro che per molti versi l’ industria dei quotidiani è composta di due settori diversi: i giornali delle grandi città, che stanno subendo i colpi più duramente e i quotidiani più piccoli che sono in sofferenza ma che nonostante tutto riescono a resistere. <span id="more-323"></span></p>
<p>L’ 85% di rappresentanti dei giornali con più di 100.000 copie di diffusione hanno compiuto tagli negli ultimi tre anni, mentre quelli più piccoli lo hanno fatto solo nel 52% dei casi.</p>
<p>I settori redazionali più colpiti dai tagli sono i redattori incaricati di controllare eventuali errori e in accuratezze prima della pubblicazione. Quattro giornali su 10 (il 42%) li hanno ridotti negli ultimi tre anni, mentre solo il 12% li hanno aumentati. Nei grandi giornali la situazione peggiora, con il 67% che hanno subito tagli in quel settore, contro il 2% che li hanno potenziato.</p>
<p>“Un altro settore molto colpito dai tagli – precisa il Rapporto – è quello fotografico. Il 31% dei giornal hanno tagliato sui fotografi e solo il 12% li hanno aumentati. Nei giornali più grandi il trend è più pronunciato con la maggioranza delle testate (il 52%) che hanno operato tagli nel settore fotografico e solo il 6% che l’ hanno potenziato”.</p>
<p>Ma nonostante tutto questo – racconta Katherine Thompson su <a href="http://www.editorsweblog.org/newsrooms_and_journalism/2008/07/us_study_shows_newsroom_cutbacks_are_hur.php">Editor’s Weblog </a>– il 56% dei direttori sono convinti che il loro prodotto attuale sia migliore di quello di tre anni fa, perché la copertura delle notizie e dei servizi è più mirata. Solo il 5% dei direttori interpellati hanno poi detto di essere in grado di immaginare che cosa saranno diventate le redazioni fra cinque anni.</p>
<p>Lo studio del Project for Excellence in Journalism è stato realizzato interpellando 250 dirigenti editoriali di oltre 250 quotidiani e i direttori dei giornali di 15 città Usa. Il campione include il 50% dei giornali Usa con una diffusione di 100.000 o più copie quotidiane e il 30% di quelli che hanno una diffusione fra le 50 e le 100.000 copie. (<a href="http://www.lsdi.it/2008/07/24/come-i-tagli-alle-redazioni-hanno-gia-impoverito-i-quotidiani-usa/">fonte</a>)</p>
<p>Lo studio è consultabile su  <a href="http://www.journalism.org/node/11961">http://www.journalism.org/node/11961</a></p>
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