Titolo e Title, in mezzo ci passa Google

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C’è una differenza che un buon giornalista digitale deve avere in mente: quella tra titolo e title.

Da un lato, insomma, il titolo ‘pubblico’ dell’articolo, quello che deve acchiappare l’attenzione del lettore, soprattutto in relazione ai bacini d’utenza più frequentati (i social network, in primis); dall’altro il titolo che sta ‘dietro le quinte’, costruito affinché sia Google Friendly, ovvero idoneo per migliorare il proprio ranking negli indici dei motori di ricerca.

Si tratta di una distinzione non da poco, indigesta principalmente ai giornalisti più ‘attempati’, quelli che provengono dalla carta stampata, per cui il titolo ha perfino una valenza ‘romantica‘, anche perché il lettore di un quotidiano cartaceo è acquisito al momento dell’acquisto della copia.

Sul web, invece, è un’altra storia, in particolar modo se il giornale online sia alle prime armi, motivo per cui ha bisogno di ottenere la maggiore visibilità possibile.

Ora, per raggiungere un compromesso, se la piattaforma utilizzata è WordPress, si possono utilizzare dei semplici plugin, gratuiti e facili da configurare, con cui si può comunicare ai vari Google, Istella, Bing, ecc., l’esistenza di un title. 

Uno di questi ha il nome di “All in One SEO Pack” (cliccate qui per maggiori dettagli) che permette:

  • Inserimento del title con il suggerimento di non andare oltre i sessanta caratteri.
  • Inserimento della description, ovvero il ‘sommario’ dell’articolo, con il consiglio di non superare i 160 caratteri.
  • Inserimento delle keyword, cioè le parole chiave separate l’una dall’altra mediante la virgola (meglio non abbondare e limitarsi a un massimo di dieci).

C’è una ragione per cui bisogna attenersi a un numero ben determinato di caratteri. Se si eccede, infatti, si supera lo spazio previsto dallo snippet, ovvero l’insieme degli elementi che compongono il singolo risultato della ricerca, generando situazioni di questo tipo:

Snippet

Notate i puntini di sospensione? Google ha troncato i caratteri ‘superflui’. Il rischio è evidente: l’eliminazione automatica di probabili parole chiave utili per l’indicizzazione del contenuto.

Spiegato questo tecnicismo, quando avvertiamo la necessità di dover distinguere il titolo dal title, ciò che non deve mai mancare nel secondo è naturalmente la presenza di una o più keyword individuabili, in primo luogo, ponendosi una semplice domanda: “Quale ricerca effettuerei io stesso per trovare il post che sto per pubblicare?”.

Poi, si può ricorrere anche al monitoraggio della concorrenza su news.google.it oppure dando uno sguardo a Google Trend.

Successivamente, scovata la parola chiave che fa al caso del post (la pertinenza, infatti, è fondamentale), bisogna collocarla sempre all’inizio del titolo (allo stesso modo, insieme ad altre, va inserita nella parte sinistra della description, ma facendo attenzione a evitare le ridondanze).

Consigli, dunque, da seguire… perché non volete correre il rischio di avere uno scoop tra le mani ma che sia letto da pochi intimi, vero?

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